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T.A.S.E: Cos'è e cosa fa l'Animatore socio-educativo

Buongiorno a tutti e ben tornati su questo blog.

Oggi vorrei parlarvi del mio attuale percorso professionale. Lavoro come animatore socio-educativo in una casa di riposo con pazienti affetti da una particolare sindrome.

Quando qualcuno mi chiede che lavoro faccio ho sempre qualche dubbio, non perché me ne vergogno, ma perché ogni volta mi ritrovo a dover spiegare che cosa sia un animatore in un contesto di cura. Quando rispondo che faccio l'animatore tutti pensano all'animatore da villaggio turistico  (magari in bermuda, maglietta e infradito) che mentre sei in vacanza ti prende e ti porta a fare i balletti di gruppo sul palco.

Non c’entra nulla.

Per prima cosa se fare l’animatore socio-educativo avesse avuto a che fare con la danza il nome stesso ce l’avrebbe detto. E invece no. Un tecnico dell’animazione è una figura professionale che promuove la socialità e l’educazione (nel senso che “educa a…”).
L’animatore lavora in vari contesti, come centri per minori, strutture per anziani, o servizi sul territorio,e può collaborare con altre figure professionali utilizzando il gioco, la creatività e tutto ciò che lo circonda.

Come si diventa un Tecnico dell’Animazione Socio-Educativa (T.A.S.E)?

Per diventare Animatore Socio-Educativo ci si deve rivolgere a una delle tante agenzie formative distribuite sul territorio. Basta fare richiesta se sono previsti corsi che hanno a che fare con l’animazione in contesti sociali o di cura come RSA, Centri diurni ecc. Serve essere specifici perché spesso si può essere fraintesi e indirizzati altrove…magari dove davvero qualcuno vuole che sali su un palco a ballare! Inoltre questi tipi di corsi hanno spesso nomi differenti, ma non occorre spaventarsi, la sostanza non cambia.

A cosa fare attenzione quando decidiamo di diventare animatori

La cosa importante da sapere prima di intraprendere questo tipo di percorso è se alla fine del corso è previsto un attestato di qualifica professionale. Sembra banale ma sono da evitare i corsi che prevedono il solo attestato di frequenza, questo infatti, contrariamente al primo, non è spendibile in quei contesti dove viene richiesta una documentazione specifica. E siccome adesso, per legge, è prevista la figura dell’animatore è meglio evitare di perdere tempo (e soldi!) per un corso che poi non permette di lavorare.

L’altra cosa da tenere in considerazione è la durata.
Il corso che ho frequentato io prevedeva 600 ore totali distribuite su 9 mesi. Sembra strano ma se un’agenzia formativa non eroga tot ore di insegnamento il corso non è valido, cioè non può essere considerato riconosciuto ai fini professionali.

Altra cosa molto importante, a prescindere da come sia distribuito il carico di ore, è importare chiedere, qualora non sia specificato, se è previsto un tirocinio finale di un tot di ore. Questo permette di fare immediatamente esperienza sul campo e capire se è davvero la strada che fa per voi, inoltre potrebbe (come è successo a me personalmente) aprirvi le porte di un lavoro appena concluso il corso e ritrovarvi così in un attimo da tirocinante a lavoratore in men che non si dica.
Da evitare la denominazione “stage”, che molti confondono con tirocinio ma che invece si tratta solamente di qualche ora e non da modo di “mettere le mani in pasta”, quindi inutile.

Quali sono le mansioni principali di un animatore socio-educativo?

  • Progetta e organizza attività: Pensa e crea laboratori creativi, artistici e culturali, andando incontro ai bisogni degli utenti. 

  • Promuove il benessere: Incoraggia lo sviluppo personale, le relazioni e la socializzazione attraverso il gioco e la partecipazione attiva. 

  • Inclusione sociale: Lavora per prevenire il disagio e l'esclusione (nel caso di scuole o centri diurni), supportando l'integrazione di persone in situazioni difficili (minori, anziani, disabili).

  • Collaborazione: Lavora con educatori, psicologi, assistenti sociali, terapisti occupazionali, fisioterapisti, musicoterapeuti e insegnanti. 

Dove lavora l’animatore?

  • Servizi pubblici o privati (residenziali, semiresidenziali o territoriali).

  • Strutture per minori (es. centri diurni per disabili, emergenza abitativa).

  • Strutture per anziani (come le RSA).

  • Progetti sul territorio per promuovere la partecipazione sociale (Comuni o altre associazioni nel campo del sociale).

  • Scuole, in collaborazione con il personale docente.

Ecco qua. Per il momento è tutto. Spero che adesso la figura dell’animatore socio-educativo sia più chiara e che possa indirizzare meglio coloro che voglino intraprendere questo percorso.
Ma la storia non finisce qua. Non basta sapere quali sono le sue mansioni, vorrei infatti mettere nero su bianco tutte quelle cose che nessuno vi dirà mai su questa figura professionale…

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